La lingua dei segni sfrutta il canale visivo-gestuale: il messaggio viene espresso con il corpo e percepito con la vista.
Le lingue dei segni sono lingue che veicolano i propri significati attraverso un sistema codificato di segni delle mani, espressioni del viso e movimenti del corpo.
Sono utilizzate dalle comunità formate in maggioranza da persone sorde. È una forma di comunicazione che contiene aspetti verbali (i segni) e aspetti non verbali (le espressioni sovrasegmentali di intonazione per esempio) come tutte le lingue parlate o dei segni.
Una recente ricerca di meta-analisi, che utilizza diversi metodi di neuroimaging, ha dimostrato che i segni vengono elaborati nelle reti cerebrali e si sovrappongono allo sviluppo del linguaggio parlato.
Il termine "lingua dei segni" viene utilizzato per indicare la forma di comunicazione utilizzata dalle persone sorde o ipoudenti, e viene preferito al termine "linguaggio dei segni" perché "lingua" sottolinea il fatto che si tratta di una forma di comunicazione completa e complessa, con una grammatica e una sintassi proprie, come qualsiasi altra lingua naturale.
Inoltre, il termine "linguaggio" viene spesso associato alla comunicazione verbale, mentre la lingua dei segni è una forma di comunicazione visuale e gestuale. Il termine "lingua dei segni" sottolinea quindi l'importanza e la complessità di questa forma di comunicazione, e la sua natura di lingua a tutti gli effetti.
La comunicazione visiva dei sordi è nota sin dall'antichità, anche se le notizie su quello che allora veniva chiamato “linguaggio mimico o dei gesti” sono molto frammentarie. Il primo a descrivere nei suoi scritti in modo più sistematico la lingua dei segni, usata dai suoi studenti sordi, fu l'educatore e fondatore della Scuola di Parigi per sordi, l’Abbè de L’Eppè.
Nella seconda metà del 1700, decide di utilizzare questa forma di comunicazione per insegnare la lingua scritta e parlata aggiungendo dei segni da lui creati corrispondenti ad elementi grammaticali e sintattici della lingua francese.
Sicard, successore di L'Épée, è stato un grande studioso della lingua dei segni e in generale tra gli illuministi francesi, nello stesso periodo, si può riscontrare un interesse per i diversi aspetti della comunicazione umana. Lo statunitense Thomas Hopkins Gallaudet, si reca in Francia e dopo un anno di tirocinio presso l'istituto dei sordi di Parigi, decide di ritornare in patria nel 1816. Nel viaggio di ritorno in nave durato un anno impara la lingua dei segni francese. Gallaudet ha portato negli Stati Uniti la lingua dei segni francese, che si diffonde grazie alla nascita di istituti per sordi, e le somiglianze tra le due lingue sono ancora oggi significative.
William Stokoe, un ricercatore americano, fu il primo a dimostrare che questa forma di comunicazione non è una semplice mimica, ma una vera lingua, con un suo lessico e una sua grammatica, in grado di esprimere qualsiasi messaggio.
Fonti: Wikipedia
Treccani